È
da qualche settimana che rifletto più intensamente
del solito sui possibili passi evolutivi dell’industria
fotografica nei prossimi due anni. La cosa è iniziata
quando mi sono reso conto che le aziende, anziché risolvere
radicalmente il problema della qualità delle immagini
delle compatte digitali, continuano ad aumentare la risoluzione
dei sensori, infilandosi sempre più profondamente nell’assordante
cunicolo del rumore. E, per quanto ingegnosi, i software interni
che intervengono per ridurre il disturbo alle alte sensibilità
ISO chiedono il pedaggio più alto: la perdita di nitidezza.
Del resto il mercato, reso dipendente dalla corsa ai megapixel,
non chiede altro che questo e i due o tre produttori di sensori
lo assecondano, stipando milioni di pixel, sempre più
piccoli e ciechi, in schegge di silicio grandi come l’unghia
di un mignolo. Se continua di questo passo, la prossima generazione
di compatte avrà quindici milioni di pixel e un rumore
intollerabile anche a 200 ISO. L’ideale sarebbe una
compatta digitale con il sensore di una reflex. Tecnicamente
impossibile? Niente affatto. Potrei citare una fotocamera
tascabile che un rispettabilissimo sensore di 13,8x20,7mm
l’ha già, la Sigma DP1 con il suo CCD Foveon
a tre strati. Le dimensioni delle compatte di oggi sono dettate
più dalla diagonale del monitor che non dall’ingombro
dell’elemento sensibile: un LCD da 3 pollici ha una
superficie quasi otto volte più grande di un sensore
APS-C. Sono passati i tempi in cui la fotocamera veniva letteralmente
costruita intorno al caricatore di pellicola e al rocchetto
ricevente, col rispetto della finestra dell’otturatore…
Certo, le ottiche di queste ipotetiche compatte dovrebbero
essere riprogettate per coprire la maggiore superficie del
sensore APS-C, ma anche questo è un limite virtuale.
Le compatte 35mm dell’ultima generazione vantavano obiettivi
zoom collassabili dalla notevole escursione focale, ad esempio
38-200mm, o supergrandangolari da 21mm di alta qualità.
Insomma, non ci sarebbero problemi tecnici ad arrestare il
trapianto di sensori “veri” nelle compatte digitali.
Pensate che bello sarebbe per un fotoamatore esigente, ma
anche per un professionista in libera uscita, poter infilare
in tasca una fotocamera da 10 megapixel nitidi e puliti, con
un’ottica, tanto per fare un esempio, 24-105mm f/4-5,6
stabilizzata… Un sogno ad occhi aperti? Sì, ma
solo se guardiamo al mondo delle reflex digitali cristallizzato
all’oggi: perché mai le aziende dovrebbero produrre
compatte digitali ad altissime prestazioni ottiche, rendendole
più allettanti delle remunerative reflex? Molte cose,
invece, stanno per accadere nel mondo delle reflex. I più
veloci ad andare in edicola leggeranno queste righe a pochi
giorni dal lancio della nuova reflex digitale professionale
Nikon. Purtroppo il distributore ha dovuto mantenere il totale
riserbo sulle sue caratteristiche, ma appare scontato che,
pur conservando la compatibilità con le ottiche DX,
avrà un sensore da 24x36mm. È una novità
che implica un mare di conseguenze che nei prossimi numeri
analizzeremo doviziosamente e senza filtri. Sin d’ora
possiamo dire che, pur non avendo la ventina di milioni di
pixel che molti si aspettano, sposterà in avanti il
segno, creando un baratro tra sé e le pur ottime reflex
da 10 o 12 megapixel con sensore APS-C. Un divario che verrà
comunque colmato, sebbene in parte, molto presto: l’attuale
generazione di sensori da 10 megapixel e l’elettronica
che governa la produzione di immagini sono a mio avviso mature
per un piccolo ma sostanzioso balzo evolutivo. Credo che si
giungerà, prima di quanto si possa immaginare, alla
soglia dei 14 megapixel mantenendo inalterate le prestazioni,
soprattutto in termini di rapporto segnale/rumore. Questo
potrebbe “liberare”, a favore delle compatte,
la categoria dei sensori da 10 o 12 megapixel di dimensioni
uguali o prossime al 15x22,5mm. È un’eventualità
tutt’altro che remota: Canon e Sony hanno recentemente
annunciato investimenti di centinaia di milioni di euro in
impianti industriali per la produzione di sensori CMOS destinati
a diversi generi di apparecchi elettronici, tra i quali, in
prima fila, vengono citate le fotocamere digitali reflex e
compatte. Tanto sforzo da parte di due giganti dell’elettronica
non viene profuso per caso. Così facendo Canon si affranca
da Sony, storico fornitore di sensori CCD per le sue compatte;
Sony, dal canto suo, devia i propri sforzi verso la tecnologia
CMOS, dalla superiorità ormai riconosciuta, per assecondare
una richiesta che si prevede in costante crescita per applicazioni
assetate di qualità. Questo nuovo assetto salverebbe
capra e cavoli: da un lato, chi ha il compito di vendere le
nuove supercompatte avrebbe vita facile potendo propagandare
una qualità di immagine superiore non disgiunta dal
dato della risoluzione, che tanto fa gola alle masse; dall’altro,
le reflex, aggiornate alla più recente tecnologia,
continuerebbero a detenere il primato della qualità
combinato - e questo è un dato che interessa solo i
fotografi consapevoli - all’impareggiabile versatilità. |