Quando
delle riviste di fotografia ero solo lettore, odiavo gli editoriali
piagnucolosi e quelli fatti solo di numeri. Beh, insomma,
io corro in edicola come un cagnolino fedele per imparar di
fotografia e tu mi abbatti con il tuo pessimismo cosmico per
giunta corroborato da sterili percentuali di mercato? Il tempo
e il caso mi hanno portato nella posizione dell’editorialista
ed è toccato anche a me render conto ai lettori di
situazioni non sempre rosee. In quei casi spero di non aver
abbattuto nessuno, così come spero di aver trasmesso
il massimo dell’ottimismo quando le circostanze lo autorizzavano.
Per fortuna, oggi ci troviamo in quest’ultima situazione.
Da dove viene tanto entusiasmo? Da una fiera.
Dopo qualche anno di alti e bassi, di avverse condizioni meteorologiche,
di scarsa fiducia nella manifestazione da parte di qualche
espositore di grosso calibro, poi pentitosi, l’edizione
2008 del Photoshow ha segnato una svolta. A qualcuno basterà
gongolarsi per i quasi cinquantamila visitatori dichiarati
dall’organizzazione. Ma non credo sia un dato troppo
significativo perché potrebbe essere inquinato dall’effetto
della curiosità verso la nuova area espositiva tra
Roma e Fiumicino, per la prima volta palcoscenico del Photoshow.
Certo, quella del fiume di gente che ha invaso i padiglioni,
a malapena setacciato da un esiguo numero di tornelli, è
una visione che mi ha riportato alla mente più un concerto
o una partita di cartello che non una fiera di fotografia.
Ma è necessario andare oltre anche questo dato. Molto
più importante l’abbigliamento, per così
dire, dei visitatori: la reflex. Al collo, nello zaino o nella
borsa, anche corredata da obiettivi più adatti alla
caccia fotografica che a una fiera, ma sempre e comunque reflex.
Senza nulla togliere alle compatte digitali, che negli anni
passati hanno avuto l’arduo compito di traghettare senza
eccessivo dissanguamento finanziario migliaia di persone dal
familiare analogico all’ignoto digitale, è la
fotocamera a obiettivi intercambiabili la cifra che ha distinto
senza sfumature il fotografo del Photoshow 2008. Può
sembrare paradossale, ma questo è un aspetto nuovo
anche se stiamo parlando di una fiera di fotografia. Gli anni
passati hanno visto un pubblico molto eterogeneo, ancora poco
orientato, spesso anzi disorientato dalla inarrestabile marea
di novità alimentata dalla neonata tecnologia digitale.
Tra gli stand ricordo persone di ogni età con espressioni
tra lo stupore e lo spavento, l’eccitazione e il disgusto.
Il tempo, l’informazione e la sempre maggiore maturità
di un settore rivoluzionato in poco tempo hanno giocato il
proprio ruolo, consentendo a un numero davvero consistente
di fotografi di acquisire la consapevolezza che un’epoca
è finita e un’altra è iniziata. Il digitale
non ha ucciso la fotografia, ha fatto solo selezione.
Ed ecco finalmente l’attenzione spostarsi dalla sterile
dicotomia pellicola-digitale alla funzione della fotografia.
E in quest’ottica si torna seriamente a inseguire la
qualità in tutte le sue manifestazioni. Abbiamo visto
frotte di fotografi passare per gli stand dei produttori di
stampanti, sfoderare le loro pennine USB, farsi stampare i
loro file migliori e vederli approdare al nostro stand per
un parere super partes; migliaia di reflex ospitare per una
breve ma intensa prova le tante nuove ottiche a disposizione;
abbiamo visto tutte le nuove reflex in funzione, al cospetto
di variopinti allestimenti scenici, nelle mani di fotografi
sempre più coscienti dei corretti parametri di giudizio.
E non è tutto. Molte aziende hanno ben interpretato
il periodo storico andando oltre la semplice presentazione
del prodotto o i chiassosi teatrini da fiera paesana. Al di
là dell’ovvia necessità di diffondere
il proprio marchio, gli stand delle aziende più avvedute
e illuminate hanno proposto cultura, anche se soprattutto
tecnica. Seminari sul ritratto, sul reportage, corsi sull’elaborazione,
sull’ottimizzazione delle immagini finalizzata alla
stampa o al web. Insomma, più che in passato oltre
al prodotto si è data attenzione alla funzione, all’evoluzione
tecnica ed espressiva in tutte le fasi, dallo scatto alla
condivisione. Non si è pensato solo a riempire le borse
dei fotografi, ma anche le loro teste. E non è una
tendenza da sottovalutare.
Dobbiamo chiudere con una nota critica. Anche se la capitale
in queste settimane è disseminata di mostre del Festival
Internazionale, in questo Photoshow troppo poco spazio è
stato dedicato agli autori. È vero che Roma non è
stata costruita in un giorno, ma non si possono perdere altre
occasioni per portare al grande pubblico la fotografia nel
suo vero insieme. |