La
parte culturale di FOTO Cult si fonda essenzialmente su incontri
e testimonianze dirette di fotografi italiani e stranieri.
Veri e propri ambasciatori che abbiamo il piacere e la fortuna
di conoscere soprattutto durante le manifestazioni dedicate
alla fotografia. Di questi eventi, quando abbiamo potuto,
siamo stati non solo ammirati spettatori ma anche promotori.
Siamo convinti che i festival siano un importante banco di
prova e una fonte inesauribile di novità e curiosità
tanto per i lettori quanto per i redattori.
L’Italia è riccamente popolata di questi eventi
fotografici che raccolgono consensi di critica e soprattutto
di pubblico, che si riversa numeroso nelle piazze, nei musei,
per soddisfare la propria voglia di cultura, per allargare
i propri orizzonti, per avere sani confronti dialettici e,
perché no, anche solo per distogliere per un attimo
l’attenzione dai mille problemi quotidiani.
La fotografia negli ultimi anni ha conquistato, quindi, il
suo posto al sole e i festival e le biennali sono sempre più
attesi e seguiti anche dai non addetti ai lavori. In Francia
il Mese della Fotografia, il Festival di Perpignan e Le Rencontres
di Arles attirano visitatori da tutto il mondo; così
come il PhotoEspaña di Madrid o le centinaia
di manifestazioni in molte delle capitali europee e non solo.
Anche Roma è madrina d’eccezione di un festival
internazionale che da sette anni anima i luoghi della città,
rivitalizzando spazi in disuso, inondando gallerie e musei,
librerie e teatri. Il primo evento capitolino di rilevanza
internazionale interamente dedicato alla nostra arte. "La
Memoria", "Roma e comunità", "Dura
Bellezza", "Oriented", "Novecento",
"Questione italiana-Indagine sulla fotografia contemporanea",
"Vedere la normalità" sono i titoli tematici
delle sette edizioni con cui finora si sono misurati autori
di diverse generazioni
e latitudini. Ogni anno, inoltre, è stato chiesto a
un fotografo di chiara fama di interpretare e raccontare la
città di Roma. E poi ancora esposizioni di mostri sacri
come Henri Cartier-Bresson, August Sander, Lee Miller, Helmut
Newton, Paul Strand, Manuel Alvarez Bravo, Man Ray, ospiti
internazionali come Sebastião Salgado, Don McCullin,
Leonard Freed, Flor Garduño, Martin Parr, Aanders Petersen,
Paul Fusco, Nobuyoshi Araki, Nan Goldin, William Klein, James
Nachtwey, Sally Mann, Josef Koudelka, Graciela Iturbide, Ernst
Haas solo per citarne alcuni. Ma il Festival ha ovviamente
dato ampio spazio anche alla fotografia italiana con Mario
Giacomelli, Giuseppe Cavalli, Tazio Secchiaroli, e ancora
Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Olivo Barbieri,
Paolo Pellegrin, Riccardo Venturi, Ferdinando Scianna, Antonio
Biasiucci, Letizia Battaglia, Franco Zecchin e moltissimi
altri; per non parlare poi dei giovani talenti come Davide
Monteleone, Massimo Berruti, Alex Maioli, Moira Ricci, Leonie
Purchas, Paolo Woods.
Un fiume inarrestabile di immagini e di emozioni, una fonte
inesauribile di spunti di riflessione. Ogni festival è
una sfida, non solo di natura economica o culturale. Ogni
edizione è un esercizio creativo in relazione al tempo
e al luogo in cui si realizza. Insomma, una breve storia quella
del festival romano, ma densa e contraddistinta da un crescendo
di popolarità, nonostante le difficoltà incontrate
dall’organizzazione in questi anni di crisi economica
diffusa. Una storia che rischia di non avere un seguito. Scrivo
queste righe il 14 ottobre e ad oggi, stando alle dichiarazioni
dell’Assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto
Croppi, non sappiamo se o come l’edizione 2009 del FotoGrafia
Festival Internazionale di Roma avrà luogo. Dai comunicati
ufficiali apprendiamo con grande piacere che l’amministrazione
comunale ha e avrà a cuore la fotografia, ma "intuiamo"
anche che questa attenzione potrà prendere corpo in
iniziative diverse da quelle attuali. Siamo informati anche
del fatto che potrebbero esserci degli impedimenti che vanno
oltre la semplice valutazione di merito. Siamo tutti felici
se le attività collegate alla fotografia si moltiplicano,
ma è davvero il caso di rinunciare a una manifestazione
che, per quanto migliorabile, ha avuto un successo innegabile?
Lo Stato dimostra di saper tenere a galla bagnarole che fanno
acqua da tutte le parti, mettendo toppe costosissime per la
comunità. Perché allora affossare un progetto
concreto, avviato e apprezzato da centinaia di migliaia di
persone? Non sarebbe uno spreco imperdonabile? Di questa opinione
è certamente Marco Delogu, direttore del festival,
che si dichiara comunque pronto a portare autonomamente avanti
la manifestazione, inserita ormai in un calendario internazionale.
Il dibattito appare molto acceso, per usare un eufemismo,
sembra lontano da una conclusione e non sappiamo dove porterà.
Sappiamo cosa è il festival di Roma: un’occasione
speciale per i giovani fotografi desiderosi di emergere, un
palco ineguagliabile per i grandi maestri chiamati a diffondere
cultura ed esperienza, un grande piacere per gli occhi degli
appassionati. Speriamo di non doverlo rimpiangere. |