Mala
tempora currunt! La parola che più rimbalza tra barbieri,
pub e sale di posa è "recessione". Un termine
un po’ cacofonico che già in passato ha caratterizzato
l’economia italiana, ma che stavolta, vuoi perché
non tocca solo noi, vuoi perché l’industria dell’informazione
usa in modo sempre più massiccio il condimento della
paura, spaventa tutti. Il rischio, in casi come questi, è
che i comportamenti siano indotti e non spontanei. È
un po’ come se il medico in vena di scherzi ti dice
che hai la febbre e tu ti senti subito scottare la fronte.
Comunque noi non vogliamo fare i conti in tasca a nessuno
e certo non siamo ciechi di fronte alle effettive difficoltà
che la maggior parte delle famiglie italiane incontra nel
riorganizzare il proprio stile di vita in funzione del diverso
valore che i soldi stanno assumendo nelle nostre mani. Vorremmo
solo che questo subdolo tipo di terrorismo psicologico non
paralizzasse le menti, prima ancora che i commerci. Investire
è necessario in qualunque fase della vita economica
di un Paese. Può essere necessario, in tempi di crisi,
mirare tali investimenti e dar loro la forma giusta, ma fermi
non si può certo stare. Perché chi si ferma
è perduto, si sa. E soprattutto perché quando,
un bel giorno, la macchina si rimette in moto, se si è
arrugginiti non si sa stare al passo e si viene travolti.
Come si traduce questo modo di vedere le cose nel settore
della fotografia professionale? Dal punto di vista tecnico-commerciale,
che la crisi economica rallenti i consumi non è un
segreto. E le aziende hanno fiutato l’andazzo con tempismo,
muovendosi nella direzione di una generalizzata democratizzazione.
Ci spieghiamo meglio. Il livellamento verso il basso dei prezzi
non ha riguardato solo i prodotti di fascia amatoriale, fenomeno
che tra l’altro può spesso essere determinato
dalla ben nota obsolescenza programmata e dalla diffusione
epidemica dei prodotti elettronici di consumo. Ma, per far
fronte alla crisi del settore, anche l’offerta delle
attrezzature professionali ha subito una evidente frammentazione.
Sono scesi i prezzi delle apparecchiature di altissimo livello,
che restano comunque per pochi, ma fortunatamente sono divenute
abbordabili quelle comunque in grado di assecondare severe
esigenze professionali. Parliamo di reflex a formato pieno,
innanzitutto, ma anche di dorsi medioformato e di elementi
per allestire una sala di posa, lampeggiatori e accessori
di corredo. Certo, di fronte a una committenza che spesso
non sa distinguere una foto fatta con una compatta da una
realizzata con gli ultimi ritrovati della tecnologia, sarebbe
assurdo suggerire di investire unicamente nell’aggiornamento
tecnico e strumentale. La perfezione dello scatto non è
più da tempo appannaggio dei più bravi artigiani
della macchina fotografica, il digitale ha accorciato la fase
di apprendistato e ha dato l’opportunità a molti
potenziali clienti di affrancarsi dal fotografo professionista.
Rispettando quindi la necessità di mantenere funzionale
e aggiornata la propria attrezzatura professionale in barba
ai pessimisti, è su se stessi che bisognerebbe investire.
Come in certi sport, dove sull’attrezzatura si riversa
un fiume di denaro che sarebbe meglio speso in allenamenti
scientifici e buona alimentazione, così in fotografia:
se non si può fare la differenza scattando con la miglior
fotocamera, o elaborando con il miglior software, si può
emergere con la forza dell’innovazione. Il pensiero
originale, quello che muove le mani e i piedi, che crea situazioni
interessanti da fotografare e mostrare, quello che sa cogliere
sfumature invisibili ai più, va allenato e alimentato,
in una parola coltivato, in ogni modo. È una filosofia
che con piacere vedo diffondersi: all’ultimo Click Up
i visitatori, per quattro quinti professionisti, si sono ben
distribuiti tra gli stand che esponevano attrezzature fotografiche
e i tanti seminari che avevano lo scopo di diffondere conoscenza,
di dare assistenza alla professione, di insinuare il germe
della curiosità. E anche al di fuori di questo evento
specifico si moltiplicano corsi di formazione e aggiornamento
professionale. Se vogliamo, anche questa proliferazione è
una manifestazione di pensiero originale, di un’idea
commercialmente valida. Restando sulla sponda più nobile
della fotografia, quella che implica la concretizzazione di
un pensiero creativo in un lavoro fotografico, non ci resta
che rinnovare l’invito allo studio, all’analisi
della storia della fotografia e dell’immagine in senso
lato, delle tendenze nelle arti in qualunque modo collegabili
alla fotografia, dalla musica al cinema. È tempo di
semina. I frutti, come dice il saggio, arriveranno. |