Scrivo
questa pagina a metà di marzo, nei giorni tra la chiusura
del PMA e l’apertura del Photoshow. Ieri la più
importante fiera fotografica d’oltreoceano, domani l’evento
nostrano più atteso e temuto degli ultimi anni. Aspettative
e paure per la fiera di Milano (27-30 marzo) nascono proprio
dal PMA. Negli ultimi anni la rassegna della Photo Marketing
Association ha conquistato il ruolo di antagonista della storica
photokina. Il PMA, infatti, ha cadenza annuale e l’abbreviarsi
degli intervalli tra le generazioni di prodotti digitali ha
richiesto un palcoscenico che si aprisse con maggior frequenza
della biennale photokina. E lo ha trovato nel PMA. Intendiamoci,
nonostante l’abilità tipicamente statunitense
nel creare eventi commerciali, anche grazie ad ambientazioni
"suggestive" come Las Vegas e Orlando, la fiera
americana non ha mai superato quella tedesca, né per
estensione, né per numero di espositori o tantomeno
per stile. È una fiera nata soprattutto per gli operatori,
teatro di accordi tra industrie e distributori nazionali e
locali, e solo parzialmente evoluta in una manifestazione
più popolare. Ciò nonostante, la formula azzeccata
le ha dato risalto internazionale e tutti, giornalisti e appassionati
in primis, ogni anno attendono con trepidazione gli annunci
di novità esplosive provenienti dagli USA. Quest’anno,
però, le attese sono state in gran parte deluse. I
dati parlano di affluenza in netto calo rispetto alla passata
edizione. Ma è l’appello dei marchi che hanno
presentato grandi novità a segnare il maggior numero
di assenze. Le eccezioni sono rappresentate da Olympus, che
lancia una promettente E-620, da Panasonic, che presenta la
Micro QuattroTerzi GH1 (anticipata evoluzione della G1 con
funzione video Full HD) e, se vogliamo, da Samsung, che -
pur in forma di prototipo non funzionante - mostra la prima
esponente di un fantomatico sintema NX, probabilmente basato
sulla filosofia del Micro QuattroTerzi, ovvero corpo compatto
non reflex a ottica intercambiabile, ma sensore APS-C e innesto
diverso dal popolare K, a conferma di un rapporto ormai logoro
con Pentax. Per il resto, prendiamo nota della prevedibile
infornata di compatte di ogni categoria e prezzo, e di poco
altro.
Uno dei motivi di questa defezione quasi generale potrebbe
trovarsi proprio nella indiscussa superiorità della
photokina. A ben vedere, infatti, non si è ancora spenta
l’eco degli annunci reboanti fatti prima, durante e
subito dopo la fiera tedesca. Nel giro di poche settimane,
a partire dal 26 agosto, sono state lanciate Canon Eos 50D,
Nikon D90, Sony Alfa 900, Panasonic G1, Leica M8.2, Eos 5D
Mark II, Pentax K-m, Sigma SD15, Olympus E-30 e Nikon D3x.
Dieci fotocamere per appassionati o professionisti, un bottino
da tempi d’oro della fotografia analogica. Il mercato,
quindi, potrebbe essere saturo e gli esperti del marketing
potrebbero aver deliberatamente saltato il giro, mancando
di rispetto a un calendario non scritto che vede il lancio
di compatte, amatoriali e professionali rinnovarsi rispettivamente
- e approssimativamente - ogni 6, 12 e 24 mesi. Infatti, proprio
stando a questo scadenzario ufficioso, qualche restyling o
lifting era atteso. La Nikon D60 ha un anno, così come
le Pentax K200D e K20D, per tacer della gemella Samsung GX-20
e delle Sony Alfa 300 e 350. Se, però, non ci facessimo
accecare dalla brama di novità - atteggiamento che
da sempre biasimiamo - potremmo valutare con occhi diversi
questo "ritardo": quelle citate sono ancora fotocamere
eccellenti, ognuna nella sua categoria, e se fossero sostituite
oggi lascerebbero immeritatamente il loro posto di lavoro.
Dopo aver compreso l’inutilità della corsa al
megapixel a favore della ricerca della qualità, gli
strateghi della fotografia avranno forse anche compreso che
è finito il tempo dell’obsolescenza accelerata?
Se l’effetto della recente photokina e quest’ultima
ottimistica ipotesi possono giustificare un PMA in tono minore,
non possiamo non essere realistici e non attribuire un ruolo
forte all’attuale crisi economica mondiale. Né
tantomeno possiamo sperare che questa non abbia riflessi sul
ridotto, frammentato e per tanti versi immaturo mercato fotografico
nazionale. Per questo il Photoshow sarà un importante
banco di prova: non tanto per la remota speranza di novità
tecnologiche, quanto per verificare la fiducia degli operatori
e per saggiare la risposta del pubblico, il vero arbitro della
partita. Come si dice in questi casi, restate sintonizzati. |