Dopo
quarantatre anni chiude Grazia Neri. Per chi non lo sapesse,
Grazia Neri è prima di tutto una donna che, nel 1967,
poco più che trentenne, riesce a dare vita a uno di
quei progetti romantici e apparentemente folli che cambiano
la vita propria e di tutte le persone che nel tempo ne diventano
parte. Il progetto è quello di un'agenzia foto giornalistica
che, appunto, prende il suo nome. In poco tempo riesce ad
acquisire la rappresentanza di fotografi di chiara fama, processo
che non si è mai interrotto finora: Annie Leibovitz,
Douglas Kirkland, Herb Ritts, Howard Schatz, Yousuf Karsh,
James Nachtwey, Mary Ellen Mark, James Whitlow Delano, Carla
Cerati, Donna Ferrato, David Burnett... E la rappresentanza
si estende a diverse prestigiose testate giornalistiche e
ad altre agenzie come AFP, VII, VU, Contact, Noor, H&K,
Polaris, Signatures, Oeil Public, Photo12, Black Star, Tangophoto,
Tendance Floue, Veras Images.
Alla tradizionale attività di distribuzione, l'agenzia
ha in seguito affiancato l'attività produttiva, orientandosi
sull'attualità, i personaggi della politica, dello
sport, della cultura, e contando su un esercito di fotografi
in Italia e all'estero.
Negli anni, inoltre, Grazia Neri ha esteso l'ambito delle
proprie attività alla pubblicazione di libri, tra cui
citiamo "Acqua" di Mike Goldwater, all'organizzazione
di mostre, basti come esempio la rassegna delle opere premiate
all'annuale World Press Photo, arrivando anche a toccare campi
non appartenenti al DNA originario come la fotografia pubblicitaria
o sportiva. Del resto, come ha commentato Uliano Lucas dopo
l'annuncio della chiusura, "(Grazia Neri) faceva i conti
con il mercato, dunque si occupava anche di foto per riviste
di uncinetto o cucina. Ma un conto è la leggerezza,
un altro la rinuncia all'etica, e questa seconda strada Grazia
Neri non la scelse mai".
Eppure tutto questo non è bastato. Michele Neri, che
ha assunto la guida della società dopo il ritiro della
fondatrice, il mese scorso ha annunciato la messa in liquidazione
a seguito degli effetti della crisi finanziaria mondiale e
del mercato specifico in particolare. La riduzione delle vendite
del 40% non ha permesso di mantenere in vita l'azienda, nonostante
i tentativi di riassesto degli ultimi mesi. Apparentemente
Grazia Neri aveva saputo stare al passo con i tempi, non era
ovviamente più quell'agenzia che chiamavi al telefono
cercando di descrivere nei minimi dettagli la foto che ti
serviva e che nel giro di poco tempo ti mandava un pony con
i plasticoni di diapositive che rispondevano ai criteri di
selezione. La digitalizzazione dell'archivio e l'avvento di
internet hanno rivoluzionato Grazia Neri come tutte le altre
agenzie. Ma proprio in questa svolta epocale qualcosa non
ha funzionato. Il web ha dato enormi opportunità ai
fotografi che hanno deciso di rappresentarsi autonomamente
e, sul confine opposto, ai colossi che hanno fagocitato agenzia
dopo agenzia con i loro archivi e i loro fotografi, accentrando
la produzione e globalizzando la distribuzione. La conseguenza
è stata inevitabile: abbattimento dei costi e affanno
delle realtà come Grazia Neri che non hanno alle spalle
né pozzi petroliferi (Mark Getty, patron della Getty
Images) né software house (Bill Gates e la sua Corbis).
Ma questa non può certo essere vista come unica causa.
Agenzie "mostruose" come Getty e Corbis non possono
offrire la qualità di realtà più piccole
e calate nel territorio, eppure stanno riuscendo nel loro
intento di dominio duopolistico. Riescono a spuntare accordi
blindati vendendo immagini a costi risibili, offerte che nessun
imprenditore sano di mente potrebbe rifiutare. Si dice che
è colpa della crisi dell'editoria e del fotogiornalismo,
non si vendono più tante storie raccontate per immagini.
Ma è colpa degli editori o dei lettori? Sono gli editori
che non hanno saputo contrastare la bellezza di facciata della
televisione mantenendo alto lo spirito critico della gente
o siamo noi i primi ad aver calato le braghe delle nostre
povere coscienze? Ci sarebbe una terza opzione che scagiona
entrambi, che riporta al detto "il pesce puzza sempre
dalla testa". E forse è quanto mai vero, ma quando
il vertice non solo non dà risposte ma sembra anche
godere di questo stato delle cose, sta alla base ritrovare
la via della qualità. |