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Remuntada
FOTO Cult - Maggio 2018 #151

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Emanuele CostanzoSony corre, Canon e Nikon stanno a guardare. Sarà un'affermazione iperbolica, tagliata con l'accetta, ma è l'impressione che si percepisce parlando con i lettori e con i fotografi in genere, nei cui occhi si vede un certo spaesamento. Quello di chi non sa che strada prendere: tagliare i ponti con il passato o attendere la contromossa delle due storiche Case con cui si sono costruite passioni e carriere? Sono le recenti mirrorless full frame di Sony ad aver creato il panico, perché costituiscono ormai una valida alternativa alle reflex, accusate di essere grosse e pesanti. Non voglio entrare nel merito della questione, limitandomi al ruolo di osservatore neutrale anche nei confronti delle semplici percezioni. Perché non si tratterebbe di fare il tifo per questo o quel marchio, ma di analizzare razionalmente pro e contro dei sistemi reflex e mirrorless. Proviamo invece a dare per buona l'opinione pubblica, che vuole il progresso dirigersi verso una sottrazione, un alleggerimento: via lo specchio, largo ai mirini elettronici e spazio ai sensori full frame. Su questo fronte, non c'è dubbio, Sony è scappata avanti un bel po'. Le prime mirrorless con sensore 35mm della serie Alfa 7 risalgono ormai a cinque anni fa. Nel frattempo Nikon ha timidamente portato avanti il progetto 1, compattissime senza specchio con sensore da 1 pollice, mentre Canon ha prodotto una nutrita serie di mirrorless con sensore APS-C di fascia media o entry-level. Nessuna di queste strategie ha portato risultati eclatanti perché, comunque, i maggiori sforzi delle due aziende sono andati verso il consolidamento dei rispettivi comparti reflex. Se però da una parte Nikon si è avvalsa della tecnologia dei sensori forniti, guarda caso, proprio da Sony, restando quindi sinonimo di altissima qualità d'immagine, Canon, che ha seguito una via autarchica, ha dotato le proprie reflex di CMOS che in qualche caso non hanno saputo eguagliare le prestazioni dei concorrenti. Niente di drammatico, ovviamente, ma quei decimi di stop di gamma dinamica in meno, quel po' di rumore in più nelle ombre, sono aspetti che nella mente dei fotografi più esigenti lavorano come tarli nel legno. E se si ha il sospetto che il concetto di reflex stesso sia ormai nell'angolo, il panorama dei turbamenti è completo.
Non è la prima volta che la storia della fotografia si trova a una svolta. In tempi recenti, quella che ha più analogie con l'attuale si consumò a partire dalla metà degli anni Ottanta, quindi ai tempi della pellicola. Allora, la compianta Minolta spiazzò tutti, lanciando nel 1985 la 7000, prima vera reflex autofocus, accompagnata da un innesto nuovo incompatibile con il precedente MD. Anche in quel frangente Nikon e Canon (ma anche Pentax) reagirono con ritardo: un anno per la Nikon F-501, due per la Canon Eos 650. E come Sony oggi, nel rispetto del detto che vuole avvantaggiato chi colpisce per primo, Minolta aveva già acquisito un discreto margine diventando agli occhi dei fotografi amatoriali un marchio rivoluzionario, all'avanguardia. La storia, per chi ha qualche anno sulle spalle, è nota: Minolta, mai davvero interessata al pubblico professionale, non sviluppò tecnologie di riferimento, adagiandosi piuttosto sui successi iniziali e inquinando sempre più le proprie reflex con un'elettronica spesso fine a sé stessa. Il declino passò per la fusione con Konica, nel 2003, per poi avere una fine nel 2006, anno in cui l'eredità passò, coincidenze della vita, proprio a Sony. Nel frattempo, chi era arrivato tardi all'appuntamento con l'autofocus, sebbene seguendo strade assai diverse aveva vinto la gara, dando vita a un vero e proprio duopolio. Canon, passando dal sistema manuale FD a quello autofocus EF, aveva "tradito" i suoi estimatori, ma dopo un iniziale periodo di feroci reazioni dai quattro angoli del mondo, era riuscita a convincere i più della bontà di un progetto chiaramente orientato al futuro. Tant'è che l'innesto EF, totalmente elettronico, basato sull'integrazione del motore AF nell'obiettivo, è arrivato immutato ai nostri giorni e non dà cenni di stanchezza. Nikon, dal canto suo, mantenendo l'innesto F nel passaggio all'autofocus, aveva rispettato i milioni di fotografi conquistati a partire dal 1959, anno della celeberrima F; d'altro canto, aver posizionato il motore AF nella reflex non aveva permesso di ottenere le stesse performance di Canon che, infatti, negli anni a venire colmò il gap storico nei confronti del rivale nel mercato professionale, con ricadute positive su quello amatoriale. In seguito, anche Nikon, gradualmente, ha travasato nell'ottica i motori per l'attuazione dell'AF e per la chiusura del diaframma, giungendo a un'interfaccia completamente elettronica pur mantenendo l'innesto fisico del 1959.
Se è vero che la storia ogni tanto si ripete, gli appassionati di Canon e Nikon potrebbero dormire sonni tranquilli. Nei prossimi mesi entrambe le Case dovrebbero annunciare le proprie mirrorless full frame, con tutta probabilità sfruttando il palcoscenico della photokina di settembre, se non anticipandolo. E per di più, memori degli errori del passato e al tempo stesso libere dai condizionamenti degli anni Ottanta, allorquando la meccanica doveva essere integrata o sostituita dall'elettronica, dovrebbero proporre soluzioni amalgamabili con gli attuali sistemi reflex, fatti salvi nuovi e auspicabili ponti verso un futuro sostenibile e davvero utile. Non possiamo, d'altra parte, trascurare un fatto evidentissimo: trent'anni fa Minolta, dopo l'exploit iniziale, si adagiò sugli allori con gli esiti che conosciamo. Oggi Sony, che sta cavalcando il successo delle mirrorless insieme, principalmente, a Fujifilm, Panasonic e Olympus, è sul sentiero di guerra e continua a innovare. La rimonta appare perciò più complessa per chi dovrà compierla. E più avvincente per noi che potremo di certo cogliere i frutti che naturalmente nascono da contesti di ampia concorrenza.
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