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Guardare a tutto tondo
FOTO Cult - Luglio 2018 #153

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Loredana De PaceIl sogno icariano dell'uomo è sempre stato quello di volare per ampliare i propri orizzonti. Poteva la fotografia prescindere da questo desiderio? Certo che no. Quindi, nel corso di quasi due secoli di vita, ha provato in vari modi ad assecondare questo desiderio umano e a far viaggiare gli strumenti di ripresa per cielo, per terra e per mare. Come? A inizio Novecento, ad esempio, in periodo bellico, piccioni viaggiatori hanno fatto volare (e scattare) fotocamere relativamente leggere, che venivano loro ancorate con ingegnose imbracature. Oggi i volatili – ai quali comunque attribuiamo il ruolo di apripista – sono stati sostituiti da congegni più affidabili e, soprattutto, controllabili, come i droni. Ma c'è di più, perché grazie all'evoluzione tecnologica, è divenuto possibile fotografare e filmare da punti di vista insoliti anche senza necessità di volare, bensì restandosene tranquillamente con i piedi per terra: merito delle ingegnose e compattissime action cam, che hanno rivoluzionato le riprese in soggettiva, e delle loro discendenti camere 360.
Queste ultime, piccole e leggere come le prime, hanno la capacità di "guardare" a tutto tondo: in questo numero ne abbiamo messe a confronto sei (le trovate da pagina 58) e vi assicuriamo che sono un vero spasso, specie qualora si vogliano sperimentare le possibilità ludiche della fotografia. Anche se, per dirla tutta, per utilizzarle al massimo del loro potenziale è importante una fase di apprendistato.

Lo abbiamo sempre detto: La fotografia è una cosa seria. Ma anche no! Questo aforisma in stile marzulliano ci fa pensare proprio ai nuovi mezzi di ripresa citati poche righe sopra, capaci di entusiasmare (una volta ancora) il pubblico già appassionato d'immagine, e di incuriosire coloro che ancora devono scoprire le affinità elettive con la fotografia.
Le noiose serate di diaproiezioni coi parenti tornati dalle vacanze sono storia vecchia: la rivoluzione portata dalle 360, infatti, sta anche nell'immediatezza della condivisione. Ciò vuol dire che potremo guardare (o mostrare a distanza) immagini e contenuti videoprodotti con questi apparecchi quasi in tempo reale. E al contempo riusciremo a tenere lontani i parenti noiosi!
Le 360, piccole fotocamere che realizzano foto e video a 360°, e che pure appaiono come escrescenze un po' comiche quando – per esempio – sono montate sopra il casco di un ciclista, sono state concepite dall'uomo in risposta a un'esigenza dell'uomo stesso. Lo abbiamo detto prima: quella di poter guardare la realtà in modo nuovo, di concepire soluzioni del vedere assolutamente inedite, e per questo al passo coi tempi che stiamo vivendo. In pratica, quella formulata con le 360, con i droni, ma pure con custodie e scafandri per fotografia subacquea, è una risposta alla onnipresente esigenza dell'uomo di cercare, sperimentare nuove strade, magari inciampare lungo i percorsi alternativi della visione. Non è un caso che, negli ultimi anni, anche l'Italia delle fiere di settore e delle gallerie d'arte abbia riconosciuto nell'ibridazione del linguaggio delle immagini, ossia nelle cosiddette contaminazioni, una chance per ampliare il concetto stesso di fotografia. Con ciò mettendosi finalmente al passo con i galleristi europei e d'oltreoceano e, perché no, proponendosi meglio al mercato internazionale.

Tornando alle 360, lo stupore che prova chi le adopera per la prima volta è assoluto: il sopito fanciullino leopardiano di colpo si risveglia e si mette a giocare!
Usare un apparecchio capace di catturare in un istante tutto ciò che ci circonda è divertente anche nella fase successiva alla ripresa, quando – meraviglia delle meraviglie – possiamo decidere enne volte come spostare e zoomare il punto di vista rispetto al girato (o al fotografato). Questa libertà dà una vera e propria scarica di adrenalina perché aumenta quella sensazione di possedere il tempo, di gestirlo, o addirittura modificarlo, che fotografi e video-maker hanno la fortuna di conoscere. Sensazione illusoria, d'accordo, ma che bellezza!
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